Tecnologia e Etica

Man Ray

Non può esserci vero progresso se non ammettiamo che ogni innovazione porta sempre con se degli effetti collaterali negativi e se non decidiamo di analizzarli preventivamente lavorando per eliminarne o limitarne l’effetto.

Non nascondiamo i problemi connessi al progresso tecnologico. Sono tanti e spesso sottovalutati.

Gli effetti sulla salute, sull’ambiente, sull’occupazione, sulla dignità dell’essere umano e, da non trascurare, sulle generazioni future e sui più deboli.

Nessuno nega l’inevitabilità del progresso, nessuna volontà di limitare l’innovazione o fermare la scienza, ma rendiamoci conto che il progresso tecnologico è guidato dall’istinto di autoaffermazione. Istinto primordiale che governa la competizione, l’ambizione e la costante corsa al miglioramento di se stessi e del proprio prodotto.

Tutti sappiamo come la competizione, specialmente in certe persone, sia una caratteristica marcata, a volte totalizzante, che rende, in taluni casi, aggressivi e spregiudicati. In casi estremi, addirittura pericolosi.

E’ su questo che dobbiamo riflettere.

Rendiamoci conto quanto il progresso tecnologico sia connesso all’autoaffermazione e allo spirito di competizione.

Un aggravante che porta ad una maggiore spregiudicatezza, la troviamo nella quasi certezza che, al giorno d’oggi, l’affermazione e il primato nell’ambito di alcune tecnologie sia anche sinonimo di successo economico.

Ma se è vero che l’istinto di autoaffermazione è uno degli istinti più profondi dell’uomo, ve ne è un altro certamente più profondo ancora, l’istinto di sopravvivenza o anche chiamato di autoconservazione.

Quest’ultimo istinto dovrebbe compensare e ridurre gli effetti del primo ma, purtroppo, la differenza tra i due è che mentre l’istinto di autoaffermazione è qualcosa che si prova abitualmente ed in mille occasioni, l’autoconservazione interviene solo nell’imminenza di un grave pericolo.

Se quindi immaginassimo da subito di essere oggetto diretto delle conseguenze negative di un progresso tecnologico, forse, il nostro istinto di sopravvivenza ci indurrebbe ad autoconservarci rendendo possibile una seria applicazione di contromisure di mitigazione o di completo annullamento degli effetti collaterali. Questa azione, a mio avviso, anche se frutto di una motivazione “egoistica”, sarebbe certamente definibile etica.

Ma quindi cosa possiamo indicare come “etica della tecnologia”?

L’etica della tecnologia, credo si possa immaginare come la capacità di saper valutare correttamente gli impatti negativi di ogni nuova tecnologia, gli effetti collaterali della sua adozione e lavorare per limitarli o eliminarli del tutto.

Tutto questo, preferibilmente, in contemporanea allo sviluppo della tecnologia stessa.

Come i medici hanno il giuramento di Ippocrate, perché i tecnologi non si dotano di un giuramento relativo al conseguimento di un progresso etico?

Digitale

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