da Industria 4.0 a Impresa 4.0

Un mio contributo raccolto da Wired.it sul tema del lavoro e Industry 4.0 del 21 Settembre 2017

Il piano del governo sull’industria 4.0 dà i primi risultati. Nei primi sei mesi di quest’anno gli investimenti delle imprese in macchinari, apparecchiature elettroniche sono cresciuti del 9% rispetto allo stesso periodo del 2016, raggiungendo quota 80 miliardi di euro. Ad agosto gli ordini di impianti e macchinari hanno raggiunto il picco dal 2010. E delle 28mila imprese italiane che investiranno in ricerca e sviluppo, 11.300 hanno risposto al ministero dello Sviluppo economico che quest’anno spenderanno più dell’anno scorso. Circa un terzo di queste, 4.500 per la precisione, l’anno scorso non aveva mosso neanche un euro. Mentre le altre considerano di stanziare dal 10% al 15% in più.

Con questi risultati il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha presentato la fase due del piano industria 4.0, a un anno di distanza dal lancio originario dell’iniziativa e a pochi giorni dal G7 di Torino, che pone al centro proprio l’innovazione nell’industria.

La prima novità è che il programma cambia nome: non più solo industria 4.0, ma impresa 4.0. Il governo guarda anche al settore dei servizi, che ha un alto potenziale di digitalizzazione. Le risorse da stanziare sono ancora da definire. Nel 2016 il governo ha assicurato 13 miliardi di euro, quest’anno la discussione è rimandata alla legge di bilancio.

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda

Calenda punta a difendere forme automatiche di incentivo, come l’iperammortamento al 250% e il superammortamento al 140%. Le aliquote, però, potranno essere modificate per rispondere alle esigenze della finanza pubblica.

Tra le misure che hanno funzionato, sono stati confermati i contratti di sviluppo: 102, di cui 88 al sud, hanno beneficiato di 1,9 miliardi di euro di sostegno pubblico. Inoltre il governo sosterrà ancora il fondo di garanzia, che nei primi otto mesi dell’anno ha aumentato del 10,7% il capitale protetto.

Marco Taisch, docente del Politecnico di Milano e co-responsabile dell’Osservatorio Industria 4.0, promuove la proposta “di rinnovare i bonus di iper e superammortamento”, perché sono “due misure che hanno riscosso notevole successo tra le imprese, anche se alcune aziende non hanno potuto beneficiarne appieno in quanto la misura fiscale è stata messa a disposizione quando i budget per il 2017 erano oramai stati decisi: se i bonus saranno rinnovati, molte imprese potranno cogliere l’opportunità di un sostegno agli investimenti nel 2018”. “È positivo che si voglia spingere la manifattura e che ci siano meccanismi automatici per aggiornare le tecnologie”, aggiunge Alfonso Fuggetta, amministratore delegato di Cefriel.

Tuttavia lo stesso Calenda ha ammesso che alcuni tasselli del piano non hanno funzionato e ha previsto delle correzioni. A partire dalle misure di aiuto agli investimenti early stage in startup e imprese. A distanza di un anno, i finanziamenti sono cresciuti del 2%. Troppo poco per Calenda, che puntava almeno al 4% per arrivare al traguardo di un miliardo di euro nel 2020 e convogliare sulle imprese italiane il risparmio.

Il ritardo nell’approvazione dei decreti sta posticipando l’avvio di Competence center, l’ultimo e più sofisticato anello della rete di formazione in industria 4.0. Sono i centri dove imprese e laboratori di alti studi o legati alle università svilupperanno insieme progetti tecnologici da sperimentare nelle aziende stesse. Nel disegno del piano governativo, rappresentano l’anello di congiunzione tra la ricerca accademica e il mondo delle imprese.

Un primo passaggio è capire la modalità di selezione e finanziamento di questi centri”, spiega Fuggetta. Il Cefriel è, a tutti gli effetti, un Competence center ante litteram. Aggiunge l’ad: “Bisogna anche definire se saranno nuove entità legali, perché questa ipotesi mi sembra in contraddizione con la volontà di valorizzare le realtà esistenti. Sarebbe quindi più coerente un’associazione temporanea di imprese, se si costituiscono soggetti nuovi i tempi si allungherebbero ancora”. Infine tra gli addetti ai lavori ci si domanda come saranno finanziati. Una bozza del governo prospetta una suddivisione delle risorse al 65% per le spese di funzionamento e al 35% per i progetti veri e propri. “Se così fosse, credo che il 65% per i costi di funzionamento sia una somma alta”, riconosce Fuggetta.

Terzo dossier da rivedere è il progetto banda larga. Il ministro ha promesso di stanziare altri 3,5 miliardi di euro. D’altronde, la consultazione del maggio scorso ha evidenziato che solo il 2% dei numeri civici viaggia a 100 Megabit al secondo (Mbps) in download, mentre il 30% naviga a 30 Mbps, il 41% rientra nei bandi di gara pubblicati nel 2017 e il 28% è ancora scoperto. Di questo passo, nel 2020 l’11% dei civici sarebbe ancora senza fibra e il 48% a 30 Mbps. “Il ritmo è troppo lento e se non riusciamo a mettere investimenti più significativi, non riusciremo a raggiungere gli obiettivi”, ha detto Calenda.

Le tabelle del governo sulla copertura in banda larga (Mise)

La nuova iniezione di capitali dovrebbe permettere di ottenere entro in tre anni una copertura a 100 Mpbs dell’85% dei numeri civici. L’incognita è lo scarto di Telecom dai bandi pubblici per la posa della banda larga, dopo la discesa in campo di Open Fiber. “La concorrenza va bene dappertutto ma nelle infrastrutture rischia di creare sovrapposizioni e problemi che non giovano a nessuno”, ha chiosato Calenda. Nel frattempo, venerdì il ministero assegnerà le frequenze per dare il via ai test sul 5G in cinque città italiane fino al 2020. Vodafone Italia lavorerà su Milano, Wind Tre-Open Fiber a Prato e L’Aquila, Telecom Italia con Fastweb e Huawei a Bari e Matera.

L’ultimo, gigantesco, problema da affrontare è la formazione. Il lavoro 4.0. Un capitolo che mancava dal precedente piano. Eurostat evidenzia che l’Italia ha la quota più bassa di lavoratori con elevate competenze informatiche tra le grandi potenze economiche del vecchio continente. La quota è del 29%, contro il 50% del Regno Unito, il 39% della Germania e una media Ue del 37%. I programmi nella scuola sono partiti e hanno coinvolto 150mila persone, a fronte di un investimento da un miliardo di euro. È altrettanto urgente, però, preparare alla rivoluzione 4.0 i lavoratori che oggi sono impiegati negli uffici e nelle aziende. Calenda ha promesso che nel 2018 “le imprese che effettueranno una spesa incrementale in formazione avranno accesso al credito d’imposta sulla formazione 4.0”. L’aiuto, ha precisato il ministro, varrà “solo per le spese relative ai costi del personale che ha sostenuto corsi di formazione con focus su almeno una tecnologia Industria 4.0 e pattuiti attraverso accordi sindacali sulle seguenti tematiche: vendita e marketing, informatica, tecniche e tecnologie di produzione”.

Il livello di formazione dei lavoratori in temi 4.0 (Mise)

Il problema della prima legge è che non si è posta il tema della formazione e della ri-formazione di chi già lavora”, insiste Francesco Meneghetti, amministratore delegato dell’azienda cremonese di informatica fabbricadigitale. Meneghetti è stato audito durante la stesura del primo piano industria 4.0. E ribadisce quello che ha sottolineato allora: “Noi che facciamo tecnologie che stanno rendendo inutili delle persone, dobbiamo preoccuparci di questi effetti”. Uno studio di The European House Ambrosetti evidenzia che l’industria 4.0 mette a rischio circa 3 milioni di posti di lavoro in Italia nei prossimi anni.

Taisch aggiunge: “La ripresa di competitività del sistema industriale italiano non dipenderà tuttavia solo dagli investimenti in tecnologia, anche dalla disponibilità di nuove competenze da acquisire attraverso una formazione dedicata”. Una spinta arriverà dalla riforma degli istituti tecnici superiori. Oggi in Italia sono iscritti circa 7mila studenti, contro i 760mila della Germania e i 529mila della Francia. Con questi risultati ora il governo si prepara all’appuntamento del G7 di Torino, alla Venaria Reale, dove da lunedì prossimo le sette grandi economie del mondo si misureranno su digitalizzazione dell’industria, trasformazione del lavoro e scienza applicata allo sviluppo quotidiano.

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